venerdì 28 marzo 2008

Concerto di Allevi a Bergamo

Come avete notato (spero!) quest'ultimo mercoledì non ero presente alle prove di orchestra perchè ero in viaggio per Bergamo alla ricerca del teatro Creber di Bergamo.
Proprio quella sera si è esibito Giovanni Allevi, pianista ormai noto in tutta Italia.
I brani da lui proposti erano tutti scritti di sua mano e proprio utilizzando queste sue composizioni ha ripercorso brevemente alcune esperienze per lui significative relative alla sua vita.
Certamente le mani le fa andare... mica male! Una cosa però mi ha veramente colpito in lui (a parte il modo goffo ma affettuoso con cui si presenta): ovvero come riesce ad utilizzare il timbro perfetto (non stiamo a discutere sull'esistenza della perfezione) con il quale è in grado di far esprimere qualcosa ad ogni singola nota.
Non ho sentito errori rilevanti, solo due piccolissime imperfezioni di scarsa importanza.


A questo proposito voglio citare un "piccolo" brano tratto dal suo libro, proprio riguardo gli errori:

L'errore ci sarà sempre. O forse mai.
Il giorno in cui ti accorgi che non sei tu che suoni il pianoforte ma è lui che suona attraverso di te, devi rivedere il concetto di errore.
Il piano ti fagogita, ti vuole suo schiavo, ti vuole tutto e in cambio ti dà il piacere: è geloso, non vuole che tu sia altrove.
Ecco: se non sei presente a lui, accade l'errore.
Quel tipo di errore è sempre connesso alla memoria: accade che la sequenza di migliaia di micromovimenti, che costituisce il brano da un punto di vista puramente meccanico, inspiegabilmente si interrompe. Perchè? E' presto detto. Nel "lucido lago ghiacciato" che è la tua mente in vigile silenzio, compare un intruso, trasparente e leggero, veloce ma ingombrante. La parola, una parola qualunque, un'immagine, un pensiero tradotto in linguaggio, o peggio ancora un'intera considerazione, che può essere attinente alla situazione, al brano:"Sto suonando bene", "Ora metto il pedale di sinistra", "Lo sgabello è troppo indietro", "C'è l'ombra sui tasti"...
Ma il pianoforte ti vuole tutto per sè, è padrone della tua mente. vuole solo che tu sia presente; non sopporta che sia altrove, a pensare a chissà cosa, anche per un solo istante!
E quel tuo piccolo tradimento ti sarà fatale: la parola rompe il silenzio della tua mente, offuscando la fluida sequenza di movimenti, e alle dita ignare resta l'arduo compito di affrontare l'imbarazzante situazione del vuoto di memoria, qualcosa di simile al sonnambulo che improvvisamente si sveglia, in mutande, sulla via cittadina all'ora di punta.
Sentirai il sangue affluire alle orecchie e le gote diverranno rosse. Toccherai con mano l'essenza della vergogna, ti mancherà il respiro. In un brevissimo lasso di tempo che ti sembrerà un'eternità, chiamerai a raccolta il pensiero razionale, o qualche brandello di memoria che ti offra una misera via di salvezza.
Ora sei tu al centro dell'attenzione, non la musica, e ti sentirai nudo, esposto al giudizio.
Allora, viva l'errore!
Certo! Perchè tramite esso possiamo capire il meccanismo che sta alla base della nostra testa musicale; non è forse vero che noi ci accorgiamo di un meccanismo solo quando si rompe? Se un orologio funzionasse sempre a meraviglia, non ci sarebbe alcuna necessità di aprirlo per vedere perchè non cammina.
Quando qualcosa non va, possiamo scoprire il segreto del suo funzionamento; e questo vale per tutto.
Perchè abbiamo sbagliato la nota, perchè c'è stato quel vuoto di memoria? E' troppo semplicistico rispondere che non abbiamo studiato abbastanza.
Ma vorrei andare oltre.
Vorrei dire che è bello l'errore, che è bello sbagliare, semplicemente perchè appartiene alla nostra natura e non perchè da esso si può imparare qualcosa.
L'errore è l'imprevista rottura di una serie: non è meraviglioso?
Mi spiego: la sequenza rituale è essenziale per permetterci l'abbandono, liberarci dall'ansia e dalle paure.
Ma per evitare che essa diventi padrona della nostra esistenza, ecco che ci soccorre l'errore, l'imprevisto! Che ci permette di ripensarci dall'esterno, in una consapevolezza sempre crescente.

E se qualcuno lo vuole in prestito, ho comprato il dvd del suo concerto a Macerata (nel quale dice le stesse cose e indossa gli stessi vestiti, perchè, a dir suo, l'abitudine gli dona sicurezza).

1 commento:

BlogMaster ha detto...

Interessante il concetto di errore. In fondo ciò che più conta è la visione d'insieme di un'opera e l'emozione che ti procura. Anni fa (tanti) ero a Teatro ad ascoltare un grande vecchio pianista, Nikita Magaloff. Era ormai più che ottantenne, suonò il suo repertorio preferito Chopin sbagliando parecchio ma ricordo che tornai da quel concerto con emozioni mai vissute. Un vero artista lo riconosci quando lasci il teatro, per quello che ti ha lasciato.